Pubblicato da: campolibanosci | dicembre 22, 2007

jamil?! jamal?! jamais!

Ciao a tutti, sono Vito. Prometto di farvi avere presto il mio profilo, anche se credo che presto sarete in grado di delinearlo voi stessi visto che praticamente ormai ci conosciamo. Ci tenevo però a dare un contributo al nostro spazio virtuale condiviso e questo è il primo appunto di viaggio.

22 dicembre

Appena arrivati al campo profughi palestinese di Tiro, sud del Libano, dopo una breve, intensa e appassionante tappa a Beirut, dove, tra gli ultimi pezzi mancanti del gruppo, abbiamo iniziato a dare volti ai nomi che per settimane firmavano le decine di mail che ci hanno preparato alla partenza. Nomi di ragazze e ragazzi, volti emozionati, felici di iniziare a conoscere. Conoscere i compagni di viaggio, i luoghi attraverso cui questo viaggio si svolgerà, le parole di un’altra lingua che è veramente “arabo” per tutti noi. Ma la bellezza di questo desiderio di conoscenza è proprio la natura di questa emozione. Le aspettative che tutti noi abbiamo nei confronti dell’esperianza appena iniziata non sono soltanto gli obbiettivi minimi che ci siamo preposti, vanno oltre l’organizzazione e la programmazione che seguiremo. “Chi non si aspetta l’inaspettato non lo troverà mai”. E noi ci aspettiamo proprio questo, ciò che non sappiamo, ciò che crediamo di sapere ma abbiamo bisogno di condividere per renderlo vero, ciò che non vogliamo immaginare, perché è giusto che ci venga dalle realtà con cui ci confrontiamo. Adesso il viaggio ha già compiuto un graduale primo percorso. Siamo usciti dalle nostre case romane alle 5 di mattina di un tempo lontanissimo che è appena 36 ore fa, da soli. Abbiamo viaggiato insieme, con scalo a Vienna per una Sacher colazione, siamo atterrati a Damasco, raggiunti da Elisa e Martina, arrivate il giorno prima ma con tante storie già da raccontare. Abbiamo contrattato con i tassisti, cambiato auto in corsa su una superstrada, superato i valichi di frontiera tra Siria e Libano, immaginando gli inevitabili disagi legati alle “normali” procedure di ammissione per chi, attraverso ogni frontiera, vive col peso di un’identità posta costantemente sotto giudizio. E siamo giunti a Beirut, con le cronache di Saverio, con le parentesi storico-politiche recuperate dai moduli del mio corso di studio, con i racconti riferiti da altri o legati a cose viste, lette, sentite. Accompagnati dalla spericolata simpatia del nostro tassista. E a Beirut Jack, poi tutte le ragazze, Marinello, a comporre la comitiva che avrebbe spremuto fino all’ultimo la prima e unica sera libera in capitale. Solo per il piacere di iniziare ad avere cose da condividere. E sono stati racconti, sapori, suoni, odori e tante, tantissime risate. Questa breve cronaca andrebbe corredata da tutta un’aneddotica fatta di nomi, episodi e situazioni. E potrebbe essere accompagnata anche da tutte le suggestioni, emozioni, sensazioni di chi scrive. Ma questo la renderebbe qualcosa di diverso. Conservo tutto per altri racconti, altre forme di comunicazione e altri momenti, visto che bisognerà pur decidere se scrivere un flusso di coscienza lungo quanto la cronaca minuto per minuto di ciò che facciamo o vivere e fare, minuto per minuto, per avere sempre, storie da raccontare.

A presto

Vito

Hi, I am Vito.  I promise you my profile soon, but I believe that soon you will be able to have a correct profile about me directly live. Anyway, I put a contribution for our virtual shared space and this is the first note of journey.
Please excuse my english…

22 December

We just arrived at the Palestinian refugee camp of Tiro, south Lebanon, after a short, intense and fascinating stage in Beirut, where, between the last pieces of the group, we began to give faces for the names that during weeks signed by tens of mail that got ready us to the departure.  Names of girls and boys, excited expressions, happy  to begin to know.  To know the companions of trip, the places across that this travel will be developed, the words of a’ other lenguage that is really “Arabic” for us.  But the beauty of this desire of knowledge is actually the nature of this emotion.  The expectations that evreybody has in the comparisons of experience just begun is not only the objective minimum that are preferred ourselves; it go beyond the organization and the planning that will follow.  “Who it is not waited the unexpected will not find it never”.  And we wait for this, what we don’t know, what we believe to know but need to share to made it true, what we do not want to imagine, because is just that there comes from the reality with that confront ourselves.  Now the trip has already finished a gradual first step.  We are gone out from our Roman houses at 5 am of a distant time that it is just 36 hours ago, alone.  We have traveling together, with a pause in Vienna for a Sacher breakfast, we are landed in Damask, reached from Elisa and Martina, arrived the day before but with a lot of stories already to tell.  We negotiated with the taxi drivers, changed car in race on an expressway, surpassed the passes of boundary between Syria and Lebanon, imagining the inevitable inconveniences in the “normal” procedures of admission for who, across every boundary, alive with the  problem of a’ identity constantly under judgment.  And we arrived in Beirut, with the chronicles of Saverio, with the historical-politics parenthesis recovered from my study of University, with the stories reported from other or bound to things seen, read…  Accompanied from the crazy liking of our taxi driver.  And in Beirut Jack, then all the girls, Marinello, composing the group that would have squeezed until all’ last the first free evening in capital.  Only for the pleasure to begin to have things to share.
And they were stories, tastes, songs, smell and a lot, too much laughs!  This short chronicle would go furnished by a’ anecdotal of names, episodes and situations.  And it could be accompanied also by my suggestions, emotions, feelings.  But this would give back it something different.  I preserve all for other stories, other shapes of communication and other moments, because it will be necessary decide if to write a long flow of conscience and a constant chronicle minute after minute, or to live and to do, minute after minute, having always, stories to tell.

See you

Vito

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Responses

  1. Che l’inaspettato si manifesti ogni giorno…..
    e con un pò di saudade per non poter esserci quando avverrà, vi auguro che sia una bellissima esperienza…
    buon viaggio


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