Pubblicato da: campolibanosci | dicembre 28, 2007

Debel. Aspettando un reprtage

26 dicembre 2007 – Libano meridionale

La prima trasferta dal campo di Burj al Shamali ci ha portato a Debel, ad incontrare un numeroso gruppo di social workers e ragazzi, circa 40, provenienti da 3 diversi villaggi inclusi nel progetto.

Il viaggio ci ha fatto percorrere un tratto di circa 50 km in direzione sud est, tra siti archeologici e splendidi panorami, fino a giungere a Cana, ormai famosa per la strage del luglio 2006 più che per le bibliche nozze. In quell’occasione, nel corso della guerra, morirono sotto i bombardamenti israeliani 60 persone. 37 erano bambini, 15 di loro disabili. Superiamo Cana e l’elemento costante del paesaggio sono i rustici in cemento, edifici in costruzione, cumuli di macerie su cui si continua a ricostruire, segno evidente, 18 mesi dopo il terzo conflitto tra Libano e Israele, della particolarità dell’area come obiettivo militare strategico. Siamo infatti nell’altro Libano, roccaforte di Hezbollah, territorio presidiato dalla forza multinazionale Unifil. Guardare ma non toccare, i militari sono una presenza da considerare più per gli internazionali che per la popolazione locale. Mi dicono infatti che non sono autorizzati a perquisire abitazioni private, né a pattugliare le strade durante la notte. Qui Hezbollah ordina e amministra, vede tutto e a tutto provvede. Il partito di Dio è onnipresente, nella vita della gente, negli spazi pubblici in cui spiccano manifesti con volti più meno noti, dentro le auto con adesivi e oggetti, sui muri con scritte e dipinti, nei negozi con immancabili cartoline o adesivi discretamente collocati sulle vetrine o all’interno dei locali. Anche agli occhi di uno straniero, dopo aver passato qualche giorno a contatto con la realtà del Libano meridionale, non c’è nulla di “inquietante”, è molto più di una campagna di comunicazione permanente, non è soltanto propaganda. Da parte della popolazione poi, non c’è sfoggio, non c’è esibizionismo nell’esporre i simboli di un’identità che supera di gran lunga l’appartenenza religiosa e l’affiliazione a un gruppo. Infatti viene meno il pregiudizio, mediaticamente coltivato, di un’organizzazione esclusivamente dedita a una guerra costante contro i propri nemici. In seguito ai bombardamenti del 2006, Hezbollah ha predisposto un servizio di sostegno economico per la ricostruzione delle case, immediato, in contanti, ad ogni famiglia che avesse subito danni. Questo è un dato di fatto, esattamente come lo è il loro radicalismo e la loro strategia militare.
Attraverso strade dissestate, arriviamo a Debel. Lì ci aspettano i primi arrivati del gruppo con cui svolgeremo le attività. Tutto si svolge secondo la modalità già collaudata a Burj. Ci si presenta, tutti, si fa il possibile affinché si crei una dimensione di immediata condivisione. Questo è possibile anche attraverso il cibo e le pause. Siamo tanti e, nonostante lo spazio del centro sia in grado di accoglierci tutti, anche grazie al sole, preferiamo lo spiazzo al freddo salone. Si formano 3 gruppi, foto, video e blog. Alla fine del laboratorio curato da The Blog Tv i partecipanti avranno già creato il blog del loro villaggio.

Gli indirizzi sono:
http://bintjbeil.wordpress.com/
http://aytayouthcenter.wordpress.com/
http://debel.wordpress.com/

Nonostante l’interruzione dell’energia elettrica, la carenza di mezzi adeguati al numero dei partecipanti e la connessione paricolarmente lenta, ovviamo a tutti i problemi con spirito di inizitiva e tanta buona volontà. Le motivazioni non mancano e anche il confronto con problemi che non siamo abituati ad avere nella nostra quotidiantà, ma che qui scandiscono i tempi di ogni giorno, si sta rivelando un elemento importante per questa esperienza.
Siamo tra le montagne, l’aria è diversa ed in parte anche i ragazzi. Vengono da tre villaggi, Ayta ash Shaab, Bintjbeil e Debel, appartengono a tre gruppi etnico-religiosi, sunniti, sciiti e drusi, ci sono giovani e giovanissimi. In ogni gruppo c’è qualcuno di ogni villaggio. Alla fine delle attività alcuni di loro mi parleranno del luogo in cui ci troviamo, racconteranno le loro vite, la guerra, mi parleranno di Dio. Racconteremo anche questo non appena ne avremo il tempo ed avremo avuto la possibilità di mettere assieme i vari tasselli che stiamo raccogliendo.
Intanto domani saremo a Ayta, per continuare i laboratori con il gruppo del villaggio, sapendo già che sarà molto diverso dal campo di Burj. Perché saremo proprio a ridosso del confine tra Libano e Israele, laddove la punizione di Tsahal è stata durissima e questo orrà dire antrare a contatto con una realtà che probabilmente non sarà ben lieta di ospitare i nostri mille occhi.
Chissà che il loro blog non diventi, col tempo debito, una reale finestra su una realtà che ancora nemmeno noi abbiamo potuto conoscere.

“Marret el ayam w ana wahde…”

Vito

E questo è il videodiario della giornata.

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